Le più diffuse sono di forma ovale o rotonda ma si trovano pure manufatti di foggia rettangolare, ottagonale, quadrilobata (fig. 3), rettangolare centinata e scantonata (fig. 4), oppure a cuore, a mandorla (fig. 5), a croce ecc… Generalmente sono provviste di un appiccagnolo complanare o trasversale che consente di portarle appese oppure, per il medesimo scopo, è stato saldato sul bordo un appiccagnolo di forma semplice e discreta oppure, a volte, molto elaborata con numerose volute decorative (fig. 6). In origine (XVI-XVII secolo) la medaglia votiva poteva avere tre appendici a pomellino (fig. 7), disposte ortogonalmente con l’appiccagnolo, che venivano utilizzate per cucirla alla veste o al copricapo.



A partire dal Cinquecento, dopo la Controriforma, la produzione delle medaglie popolari di devozione, a basso costo, subì un notevole sviluppo, oltre ad essere indossate hanno cominciato ad essere accorpate alle corone dei rosari come naturale completamento, determinando e fissando i rapporti tra pratiche devote, confraternite e santuari. Sicuramente hanno rappresentato un importante mezzo di diffusione della venerazione alla Vergine, ai santi, alle reliquie secondo le direttive impartite dopo il concilio di Trento. Sulle medaglie possono essere incise immagini cristologiche e mariane, giubilari (fig. 8) e agiografiche (fig. 9), spaziando dai santuari (fig. 10), ai luoghi di pellegrinaggio fino ai culti di santi locali (fig. 11). Nel fervore della vita religiosa degli anni successivi alla Controriforma non mancarono le indulgenze inerenti all’uso di corone, rosari, croci, immagini e medaglie benedette (stabilita da Paolo V nel 1610), come “l’Indulgenza della medaglia di san Carlo Borromeo”.

